mercoledì 29 maggio 2013

Difendiamo il Progetto Donna per la Regione Calabria: vogliamo il suo rilancio e i fondi necessari!

Apprendiamo, dal verbale del Coordinamento del Progetto Donna della Regione Calabria dello scorso 9 aprile, che la legge regionale n. 22 del 1995 istitutiva del Progetto Donna non è stata finanziata. Riportiamo fedelmente parti del verbale, affinché le cittadine e i cittadini calabresi siano correttamente informati su una decisione che riporta la Calabria indietro di decenni:
La coordinatrice Antonella Stasi comunica alle componenti del coordinamento che per l’esercizio finanziario 2013 la legge istitutiva del Progetto Donna non è stata finanziata, ciò  in un’ottica di spending review e di razionalizzazione della spesa. Pertanto informa il coordinamento che Progetto Donna è una norma destinata a scemare”.
La Legge Regionale del 19 aprile 1995 n. 22, istitutiva del Progetto Donna, nacque dalla volontà, diffusa tra le donne calabresi, di creare uno strumento legislativo che desse valore ai loro saperi, ai loro progetti. Nell’Articolo 1 della legge si afferma che “La Regione Calabria riconosce valore e dà visibilità al pensiero e alle attività delle donne calabresi e pertanto istituisce il Progetto Donna con sede presso la Giunta Regionale”.
L’articolo 2 sottolinea che “Il progetto Donna  si pone come espressione della soggettività politica delle donne calabresi, ne sostiene i diritti, ne evidenzia i bisogni, ne promuove i percorsi di libertà”.
Tutto questo e molto altro dall’alto valore simbolico e dall’importante valenza operativa, andrà a “scemare”, riprendendo il termine utilizzato dalla coordinatrice Stasi.
In questi anni, tanti sono stati gli ostacoli frapposti a questo strumento legislativo evoluto ed innovativo,  preso ad esempio dalle altre regioni italiane: già nel 1999 avevano tentato di cancellare la rappresentanza delle associazioni femminili, che la legge prevede abbiano un importante ruolo nella programmazione delle attività; ma l’indignazione fu tale che gli sciagurati consiglieri regionali che ci avevano provato non ci riuscirono. Nel tempo, hanno eroso e stornato i fondi destinati alla programmazione delle attività, ma pensare a una “chiusura definitiva della legge” e di snaturarne lo spirito, ridimensionando di conseguenza  l’agire delle donne, è un attacco senza precedenti!
Proprio nel momento in cui a livello nazionale si pensa di avviare azioni positive specifiche per fermare il femminicidio continuo e sempre più cruento, in Calabria si coglie l’occasione per fermare una legge voluta dalle donne e che negli anni ha concorso a realizzare nella regione centri di informazione, biblioteche delle donne, telefoni rosa, percorsi formativi d’eccellenza. Più di cento sono le associazioni femminili iscritte all’Albo regionale del Progetto Donna che hanno sempre difeso con impegno e  determinazione gli scopi fondativi della legge e che non si sono mai stancate di presentare proposte e progetti di genere.
Le rappresentanti delle associazioni femminili del Coordinamento del Progetto Donna, per i 4 settori d’intervento  informazione, cultura, lavoro e servizi,  con grande spirito di servizio hanno redatto e proposto le linee di indirizzo della programmazione delle attività da mettere a bando, così come prevede la legge, ma l’assenza della necessaria copertura finanziaria vanifica il loro impegno. Hanno lavorato  mettendo a disposizione gratuitamente le loro competenze, affrontando viaggi e costi senza ricevere alcun rimborso spese. Ciò nonostante non si sono mai stancate di  evidenziare ritardi e malfunzionamenti del Progetto Donna, hanno redatto documenti e lettere di protesta, ma è il momento che le cittadine e i cittadini calabresi  insieme si impegnino per difendere uno strumento legislativo importante anche per le future generazioni, affinché non si compia l’ennesimo femminicidio, questa volta simbolico, ma non per questo meno grave,  che uccide la speranza in tutte noi che le donne possano avere il giusto spazio e un ruolo attivo nella nostra società.
Per questo chiediamo a gran voce il rilancio del Progetto Donna e un'adeguata copertura finanziaria che renda operativa la programmazione avviata attraverso la pubblicazione di bandi pubblici a cui possano partecipare le associazioni di settore.
Le rappresentanti delle associazioni femminili calabresi 
le prime firmatarie:
Nadia Gambilongo Settore Informazione
Nella Mustacchio Settore Cultura
Margherita Gulisano Settore Lavoro
Rosalia Vigna Settore Servizi

lunedì 8 aprile 2013

Appello all'Università della Calabria: mantenete gli studi di genere!

Davvero per "mancanza di fondi" la prima cosa da tagliare sono corsi all'avanguardia, di cui l'Italia è gravemente carente e di cui, per degrado e arretratezza culturale, si sente più che il bisogno?
Pare di si: l'Università della Calabria proprio gli studi di genere, decide di dover tagliare!
E questo proprio nel momento in cui nei centri di ricerca seri i "gender studies" vengono sempre più incrementati: perché si comincia a comprendere che è proprio nelle relazioni di genere la chiave di tutti i problemi. A partire da tutti i fondamentalismi, che fanno ruotare le loro guerre proprio intorno al corpo della donna, ci avete mai pensato? Ma non solo.
E' una cosa a cui dobbiamo opporci, con tutte le nostre forze. 
Preghiamo tutt* di aderire a questo appello e di diffonderlo:

Il Corso di Studi di Genere dell’Università della Calabria, tenuto a Rende presso il Dipartimento di Sociologia dalla ricercatrice e docente Laura Corradi, non esisterà più perché hanno deciso di chiuderlo.
A dispetto del successo dello scorso decennio, frequentato da centinaia di studentesse, il Corso è stato via via rimpicciolito, nonostante la determinazione delle studentesse a seguirlo e della docente a tenerlo a titolo gratuito. Le studentesse denunciano che è stato piazzato alla stessa ora di altri appuntamenti importanti e obbligatori. Reso difficile da seguire si è ridotto quest’anno a 15 allieve. Tagliare via questo Corso come materia superflua è diventato così molto semplice.
Il Corso è stato una importante palestra di empowerment per tantissime ragazze, giovani femministe dottorande in cerca di audience, ricercatrici migranti, precarie ‘cultrici della materia’, tante persone che infatti non accettano passivamente questa decisione. 
Tra l’altro il Corso nel contesto calabrese rappresenta una reale opportunità per donne e uomini che vogliono acquisire gli strumenti critici per leggere anche la propria realtà.
Questo Corso di Studi dovrebbe rimanere una opportunità per coloro che lo preferiscono, anzi crediamo che gli studi di genere dovrebbero essere valorizzati, l’Università potrebbe usarli come corsi base del primo anno, come esempio di sapere teorico e pratico interdisciplinare, come visione critica necessaria di una cultura che fissa i ruoli di genere, patologizza le differenze o le inferiorizza, impone etero-normatività.
Chiediamo perciò che si reinserisca il Corso di Studi di Genere, con risorse adeguate, nell’offerta formativa dell’Ateneo.
5 aprile 2013

Scrivi anche tu all'Ateneo. Per adesioni scrivi a vogliamostudidigenere
QUI un approfondimento

mercoledì 27 febbraio 2013

Dopo lo tsunami 2013: cosa possono fare le donne?

Benvenute e benvenuti sul blog Politica Femminile Calabria. Che inauguriamo il giorno dopo le elezioni, con i suoi scenari profondamente mutati. 
Lo tsunami c'è stato, più prevedibile di quanto vadano dicendo in tanti! Bene, ripartiamo da qui. Pensiamo che sia sempre più urgente che le donne partecipino attivamente, e di più, alle sorti del Paese. Sui risultati elettorali c'è molto di che riflettere: e invitiamo tutte a farlo con noi anche attraverso lo strumento di questa rete-blog. Invitiamo tutte le donne calabresi attive in politica a esprimersi, qui, su questo blog, per tutto quello che concerne le questioni regionali... ma oggi è nato anche un blog nuovo su cui invitiamo a esprimersi tutte, ma proprio tutte, anche quelle che non hanno alcuna attività pubblica, e tantomeno giornali o blog su cui scrivere).
Riguardo alle elezioni: oltre a quelli noti sull'inedita configurazione delle forze in Parlamento, il primo dato che ci interessa è: quante donne? e quali? Perciò abbiamo fatto subito i conti: quante donne in Senato, quante alla Camera, quali percentuali, quante a seconda delle forze politiche, quante erano prima, e dunque quali sono gli incrementi. Trovate tutto a questo post.
Altri dati che ci interessano molto, sono quanti e quali gli impresentabili (per usare un termine eufemistico) siedono ancora in Parlamento. E su tutto la grande domanda: quali alleanze si creeranno, e verso quali direzioni, adesso? E soprattutto: in tutto ciò, cosa faranno le donne?

Chiediamo alle donne di non stare in disparte ma di provare ad incidere; per esprimerci meglio, ed entrare meglio in contatto fra noi, mettiamo a disposizione di tutte la nostra rete-blog che, sull'onda dei risultati elettorali, si è arricchita di un nuovo "punto nevralgico": un altro spazio politica femminile che va oltre le "regioni", in modo di poter essere comune a tutte, nato apposta per ospitare gli interventi di tutte le donne interessate a dare contributi: non solo blogger o politiche, ma anzi (oltre a queste!) il più possibile donne che non abbiano altri luoghi pubblici per esprimersi. Se siete fra queste, e avete qualcosa da dire, scriveteci qui: politicafemminile@gmail.com
Saremo felici di pubblicarvi.